AGCOM, IL RISCHIO DI REGOLATORY CAPTURE E IL RUOLO DEL PARLAMENTO NELLA REGOLAMENTAZIONE DEL DIRITTO D’AUTORE

di Luca Nicotra e Fabrizio Ventriglia – Associazione Agorà Digitale

La proposta di regolamentazione del diritto d’autore sottoposta a consultazione [1] dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni [2], volta ad introdurre sistemi di inibizione all’accesso di contenuti e siti web in violazione della normativa, pone tre problemi politici strettamente collegati tra loro:

a) l’effettiva possibilità di rappresentare adeguatamente, nel lavoro dell’Autorità, interessi fondamentali come il diritto all’accesso, il diritto all’informazione, il diritto alla conoscenza e la libera innovazione, tramite il coinvolgimento degli stakeholder della società civile;
b) il rischio del cosiddetto regolatory capture dell’Autorità da parte di specifici gruppi di interessi legati al diritto d’autore;
c) il problema del rapporto dell’Autorità con Parlamento e Governo, soggetti che godono della necessaria copertura democratica legittimante interventi normativi che incidono su diritti fondamentali.

Dopo aver inserito i punti (a) e (b) in un quadro generale, con questo documento affrontiamo in particolare il punto (c) per mezzo di uno studio degli atti parlamentari con cui Parlamento e Governo si sono espressi sull’ipotesi di regolamentazione sul diritto d’autore dell’Autorità attualmente in fase di consultazione. Inoltre, al fine di evidenziare l’indirizzo parlamentare sul tema del diritto d’autore, viene presentato uno studio di tutte le proposte di legge depositate nel corso della XVl Legislatura.

Dall’analisi emergono posizioni critiche e richieste di sospendere l’introduzione del regolamento Agcom da una parte, e dall’altra il fatto che le proposte di legge depositate in Parlamento pongono come priorità una riforma del sistema della remunerazione del diritto d’autore, ben prima di addentrarsi in proposte volte ad inibire l’accesso a contenuti in violazione della normativa, come quelle ipotizzate dall’Autorità Garante.

Una più stretta collaborazione tra Autorità Garante e Parlamento, una visione orientata al “minimalismo” regolatorio, con la necessità di affrontare nuovi interventi da un punto di vista complessivo, e, a medio termine, affrontare il problema del regulatory capture mediante maggiore trasparenza di procedure e decisioni, paiono i correttivi “minimi” per ridare all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni credibilità nel rappresentare gli interessi della collettività.

La difficoltà di rappresentare diritti fondamentali e interessi diffusi: un trend internazionale nella regolamentazione di Internet.

Pur volendo affrontare lo specifico caso del regolamento sul diritto d’autore dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è utile, per potersi porre nella corretta prospettiva di riforma, sottolineare come i problemi elencati all’inizio di questo documento non siano né un fenomeno ristretto all’Italia, né al solo campo del diritto d’autore.
Emblematico è stato il recente eG8, il cosiddetto G8 dedicato ad Internet, tenutosi a Parigi il 24 e 25 maggio, che si è concluso con una conferenza stampa improvvisata dagli esperti e dai rappresentanti della società civile, che hanno denunciato la sostanziale formalità del loro coinvolgimento nei processi decisionali, e la conseguente incapacità di tenere in considerazione interessi diffusi e diritti fondamentali [3].

Al fine di questo documento è anche interessante analizzare la conclusione a cui giungono gli stakeholder esclusi. Poiché troppo spesso le decisioni dei governi democratici ha premiato soggetti in posizioni dominanti, penalizzando l’apertura del sistema si diffonde una generalizzata richiesta di “minimalismo” regolatorio che chiede di preservare il più possibile l’attuale struttura di Internet, con il motto, sintetizzato da Jeff Jarvis: “Do not harm”.

Nell’ambito del eG8, la linea minimalista si è ottenuta grazie all’opposizione dei pure player di Internet (Google, Facebook, Amazon, etc.), ma in altri contesti, come il diritto d’autore, i soggetti in posizioni dominanti sono portati a fare richieste di maggiore regolamentazione.

Sarà urgente che Parlamento, Governo e Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, tengano conto di tali preoccupanti evidenze, cercando di apportare gli opportuni miglioramenti, volti ad una maggiore tutela dei diritti fondamentali tramite un coinvolgimento sostazionale degli interessi della società civile.

Il rischio di regulatory capture dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni
L’istituzione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni segue la logica per cui, sulla scorta di modelli stranieri, si affidano ad autorità amministrative indipendenti, funzioni di regolazione, vigilanza e di garanzie ad hoc, caratterizzati da elevata competenza tecnica ma separate dalle strutture del Governo.

Il problema più rilevante da un punto di vista di una reale indipendenza, a cui vanno incontro sovente tali autorità è noto con il termine di “regulatory capture”.
Il fenomeno si riferisce ai casi in cui un’agenzia di regolamentazione statale si possa trovare in una condizione di essere in qualche modo “influenzata” da parte degli interessi particolari o dominanti nell’industria o nel settore oggetto della regolamentazione.

Si tratta di una problematica molto studiata in letteratura economica [4], la quale si fonda sul fatto che i soggetti che hanno acquisito interessi in un settore, siano motivati ad influenzare l’organismo di regolamentazione piuttosto che i singoli consumatori, i quali al contrario hanno uno scarso interesse personale ad influenzare le autorità di regolamentazione. Similmente ci si aspetta che quando i regolamentatori formano organismi specialistici per esaminare le linee di condotta, includeranno al proprio interni membri o ex membri di quel settore, o comunque mantendendo una rete di informazioni e di contatti di quel settore.

Il rischio di regulatory capture suggerisce che le agenzie di regolamentazione dovrebbero essere il più possibile protetto da influenze esterne. Un’agenzia di regolamentazione “catturata” che non sia in totale posizione di equilibrio potrebbe essere peggiore della mancanza assoluta di regolamentazione.
Purtroppo rispetto a questo problema, è stato fatto poco al fine di correggere situazioni sbilanciate e più volte denunciate della società civile.
Naturalmente non si vuole affermare che tale situazione sia presente nella realtà italiana eppure nello specifico della consultazione pubblica sul diritto d’autore aperta da Agcom, i rappresentanti della società civile hanno evidenziato come, se da un lato hanno potuto partecipare ad una audizione tecnica dall’altra però, pure a fronte di una specifica richiesta, non sono stati ricevuti dagli organi decisionali dell’Autorità e in particolare del Consiglio, come invece è stato consentito ad altri portatori di interesse [5].

Correttivi “minimi” necessari a garantire il coinvolgimento di tutti gli stakeholder nel processo decisionale, sono quantomeno la definizione di procedimenti interni chiari e trasparenti e l’esaltazione del contraddittorio pubblico.

Il rapporto tra l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Parlamento
La via maestra per una corretta rappresentazione degli interessi passa sicuramente attraverso un più stretto rapporto tra l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Parlamento. È questa l’unica condizione per preservare la natura indipendente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e allo stesso tempo garantire legittimità alle sue decisioni.

Al contrario tale rapporto tra Parlamento e Autorità si è sviluppato fino ad ora per lo più in modo rituale. Dopo la nomina dei componenti del consiglio, lo strumento principale con cui essi si rapportano è la relazione annuale presentata del presidente di Agcom che pur restando un elemento importante di conoscenza è insufficiente a fornire al parlamento gli elementi per giudicare ed controllare l’operato dell’Autorità.
Fatte queste considerazioni è utile analizzare come il Parlamento si è espresso nello specifico caso del regolamento Agcom sul diritto d’autore attualmente in fase di consultazione.

Il Parlamento sul regolamento Agcom sul diritto d’autore

Come emerge dal precedente paragrafo, nonostante il Parlamento non abbia formalmente strumenti per intervenire direttamente sull’operato dell’Autorità, sono stati ben quattro gli atti presentati alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica che hanno riguardato il regolamento sul diritto d’autore posto in consultazione dall’Autorità.

Il primo è l’interpellanza urgente del 28/03/2011 a prima firma Roberto Cassinelli (PDL) e sottoscritta da altri 47 parlamentari di Lega Nord, UDC, PD e Gruppo Misto . [6] [dalla seduta 454 del 29/03/2011] [7] [...] “Come infatti si può essere certi che per mezzo di un provvedimento amministrativo non si violino, anche involontariamente, i diritti costituzionalmente sanciti come la libertà di comunicazione e di espressione del pensiero, ed in ogni caso, se anche una tale novità dovesse essere introdotta nel nostro ordinamento alla luce proprio della rilevanza dei diritti coinvolti, non sarebbe opportuno affidarla alla valutazione del Parlamento, espressione del popolo sovrano anziché lasciare che un’autorità, per quanto indipendente, si autoconferisca poteri e prerogative ben esorbitanti dall’ambito di azione entro il quale la legge la confina?”
[...]

“Tanto più che è sempre più acceso e attuale il dibattito sulla necessità di riformare una materia – quella del diritto di autore – che presenta da tempo caratteri di incompatibilità con i costumi e le abitudini diffusi e ben difficilmente modificabili dei nostri utenti. Un dibattito che non esiste solo nella società civile, ma che è stato portato anche in Parlamento, come dimostrano i diversi progetti di legge che giacciono all’esame di entrambe le Camere, sicché appare unica la via percorribile per garantire all’Italia una normativa capace di conciliare la sacrosanta tutela del diritto d’autore con il doveroso rispetto dell’evoluzione degli strumenti di fruizione delle opere dell’ingegno: la calendarizzazione di una discussione parlamentare sulla materia che porti ad una riforma organica dell’attuale normativa nel cui ambito si potrà prevedere l’introduzione degli strumenti meglio visti per arginare il fenomeno della pirateria, un fenomeno che va combattuto con forza, ma senza mettere a repentaglio la libertà della rete, che passa anche attraverso la libera diffusione di contenuti, la quale deve anzi essere tutelata ad ogni costo e senza indecisioni essendo da considerare come un bene di importanza suprema ed incontrovertibile.”

Il secondo atto parlamentare è l’interrogazione del 28/03/2011 presentata da Marco Beltrandi (Radicali/PD) e sottoscritta da altri 5 parlamentari [8]. [...] “se il Governo intenda promuovere l’introduzione nell’ordinamento di una normativa che consenta di aggiornare le norme relative al diritto d’autore alle mutate e ampliate potenzialità offerte dalla tecnologia.”

L’interrogazione del 25/02/2011 presentata dal deputato Leoluca Orlando (IdV) [9] introduce una prospettiva europea “se il Governo non ritenga di promuovere una riforma della disciplina del diritto d’autore nella quale anche nell’ottica di rispondere alle indicazioni provenienti dalle istituzioni europee e dagli organismi internazionali dei quali l’Italia è parte, si faccia chiarezza sulla disciplina da applicare, alla luce della successione delle norme nel tempo e della diversa natura e gerarchia delle fonti normative nonché delle diverse caratteristiche di tutela che le varie tipologie di opere dell’ingegno recano e delle connesse posizioni giuridiche dei rispettivi titolari di diritti.”

Infine segnaliamo la mozione del 23/02/2011 del senatore Felice Belisario (IdV) [10] sottoscritta da altri 11 senatori chiede esplicitamente di rimettere al Parlamento l’attività di tutela del diritto d’autore.

“ritenuta la necessità che l’AGCOM sospenda l’iter di attuazione del provvedimento concernente l’esercizio delle competenze della stessa Autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, al fine di permettere al Parlamento di avviare l’esame della riforma dell’intera disciplina del diritto d’autore”

Il Governo sul regolamento Agcom sul diritto d’autore

Il Governo Italiano ha espresso il suo parere sul presente regolamento sul diritto d’autore nella risposta all’interpellanza dell’On. Roberto Cassinelli. Nella risposta ha accolto le istanze presentate nell’interrogazione indicando il Parlamento come la sede più idonea per la riforma del diritto d’autore.

Risposta del Governo per voce di FRANCESCO MARIA GIRO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. “il Governo ritiene che, al fine di permettere il giusto e armonioso incontro tra le esigenze dei titolari dei diritti di autore e dei fruitori del materiale oggetto di protezione, sia il Parlamento stesso la sede più idonea per trovare la soluzione normativa all’annosa questione, dato che il tema centrale è la tutela delle libertà e dei diritti fondamentali.”

Verso una riforma globale del sistema del diritto d’autore: la proposta del Parlamento
L’analisi delle proposte parlamentari in questo documento è strumentale a due obiettivi:

• innanzitutto verificare l’esistenza di proposte concrete di riforma del sistema;
• verificare le assonanze e le dissonanze tra l’impostazione emergente dai testi depositati in Parlamento con la proposta di regolamentazione di Agcom.

In ogni caso il panorama delle 18 proposte di legge risulta particolarmente interessante. Il quadro che emerge presenta numerosi livelli. Da una parte emerge l’inadeguatezza di molte proposte, che sembrano avere un puro ruolo di immagine,
Dall’altra emergono però alcune particolari attenzioni che sarebbe sbagliato non considerare adeguatamente come quella verso la riforma del sistema di remunerazione degli autori.

Quattro di queste proposte sono supportate direttamente dall’Associazione Agorà Digitale e sono state presentate alla Camera e al Senato dai parlamentari radicali a prima firma del deputato Marco Beltrandi e dal senatore Marco Perduca nelle rispettive camere.

Proposte di riforma della SIAE: il mercato dell’intermediazione e della tutela dei diritti d’autore.

ARGOMENTO: Riforma della SIAE
NUMERO DI PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE: 6

Il maggior numero di proposte di legge presentate in materia di diritto d’autore presso le due camere del Parlamento, riguardano la riforma della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE), che viene identificata come la questione centrale ed indifferibile per ottenere il giusto equilibrio tra la corretta remunerazione degli autori e diritti fondamentali di accesso alla conoscenza.
“L’attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, è riservata in via esclusiva alla SIAE” [11].

Dunque, è la stessa legge sul diritto d’autore, nel suo articolo 180.1. che attribuisce alla SIAE una natura pubblicistica, nonché le impone un monopolio sulla rappresentanza di autori ed editori. Infatti, quest’ultimi hanno la facoltà di esercitare direttamente e personalmente i propri diritti, ma non possono affidarlo ad altro soggetto differente dalla SIAE.

L’art 181-ter l.633/1941 attribuisce alla SIAE, oltre alla gestione collettiva dei diritti d’autore, le seguenti funzioni: anzitutto, la riscossione dei compensi [12], per conto dello Stato, delle manifestazioni. Particolarmente, quelle relative alla promozione del turismo e quelle musicali destinate agli ultrasessantenni. Se per la prima tipologia di manifestazione era stato proposto [13] di esentare gli enti per la promozione del turismo dal pagamento dei diritti alla SIAE per la realizzazione di tali manifestazioni al fine di agevolare il loro sviluppo, per le seconde è stata avanzata [14] una riduzione parziale del costo del biglietto d’ingresso degli eventi musicali destinati agli ultrasessantenni, al fine di consentire una maggiore partecipazione delle persone anziane a spettacoli simili.

Un altro ruolo attribuito alla SIAE è quello di consentire la pubblicità alle opere e di ricevere depositi o dichiarazioni da parte degli autori [15]. Particolare rilievo viene assunto, in questo ambito, dall’apposizione del “contrassegno SIAE” sulle opere editoriali e multimediali posti in commercio. La funzione del contrassegno è quella di identificare le opere il cui commercio e la cui detenzione risultano essere leciti. In mancanza, verrebbero applicate le sanzioni penali presenti agli artt. 171-bis.2 [16] e 171-ter.1 lett.d) [17] l.d.a.

In sede parlamentare [18], tuttavia, il contrassegno SIAE è stato ritenuto inefficace contro la pirateria. Inoltre, rende complessa ed onerosa la distribuzione dei prodotti dell’ingegno su cui il contrassegno viene apposto. Infine è necessario rilevare che un numero crescente di opere viene diffuso nella rete internet, risultando impossibile l’apposizione del contrassegno. Per tali ragioni è stata suggerita l’abrogazione delle disposizioni [19] che impongono l’apposizione del contrassegno SIAE, per rendere agevole la distribuzione e la circolazione delle opere dell’ingegno nel territorio italiano.

Il monopolio legale previsto dal Titolo V l.d.a [20] e attribuito alla SIAE [21] comporta una serie di conseguenze negative sia sotto il profilo giuridico che economico: frena lo sviluppo delle iniziative economiche; lede i singoli autori ed editori nella loro libertà, costituzionalmente protette, di associarsi; limita l’iniziativa economica di soggetti terzi (anche coloro i quali già operano nel mercato internazionali) che, potenzialmente, potrebbero entrare nel mercato; falsa la concorrenza, mancando di rispetto a quei criteri di efficienza [22] ed economicità [23] che possono essere garantiti soltanto da un sistema di concorrenza perfetta.

Per ovviare alle problematiche appena esposte, è stato proposto, in alcuni testi parlamentari [24], di accompagnare, da un punto di vista legislativo, l’abrogazione del monopolio dell’attività di intermediazione dei diritti d’autore riservato alla SIAE [25] (comportando, conseguentemente, l’apertura del mercato dell’intermediazione e della tutela dei diritti d’autore e dei diritti connessi ad una pluralità di operatori) con la modifica delle norme che assegnano alla SIAE le funzioni di certificazione e di controllo del mercato [26]. E’ stata considerata, inoltre, l’ipotesi di una scissione della SIAE in due due organi distinti: da una parte un soggetto che conserva la sua denominazione originaria (SIAE, appunto) e la sua natura di ente pubblico economico, ma non le sue funzioni, limitate a quella esattoriali e pubblicistiche e compiute nell’interesse dello Stato; dall’altra, verrebbe individuato un altro soggetto che svolgerebbe soltanto l’attività di gestione collettiva dei diritti.
In sede parlamentare è stata ritenuta auspicabile l’eliminazione di tale rigidità: si consentirebbe ai singoli privati di potersi associare liberamente su base associativa o cooperativa. Soltanto favorendo la creazione di nuovi soggetti e, al tempo stesso, l’accesso di imprese già operanti nel mercato internazionale, verrebbero finalmente fondate le basi di un libero mercato nel settore specifico dell’intermediazione dei diritti d’autore e dei diritti connessi, che sia in grado di offrire servizi migliori e condizioni economiche maggiormente favorevoli agli autori.

Un disegno di legge per combattere la pirateria digitale e la contraffazione. L’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta

ARGOMENTO: Lotta alla contraffazione e alla pirateria digitale
NUMERO DI PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE: 3

Una delle manifestazioni più frequenti della violazione dei diritti di proprietà intellettuale ed industriale risulta essere la contraffazione, il cui fenomeno è essenzialmente riconducibile ad una duplice attività.

In primo luogo ci si riferisce alla produzione e alla commercializzazione di merci che recano, in maniera illecita, un marchio identico ad uno registrato.
Date le conseguenze lesive sul piano sia giuridico che economico, nonché la sua diffusione oltre i confini nazionali, è risultato essere necessario l’intervento della Commissione europea al fine di rafforzare il coordinamento tra le dogane, gli organi giudiziari e di polizia dei singoli Paesi. In tal senso, si colloca l’inaugurazione di un Osservatorio europeo sulla contraffazione e sulla pirateria. L’organismo, nato per garantire i diritti della proprietà intellettuale, si è posto la finalità di controllare, coordinare e coadiuvare gli Stati membri per contrastare la propagazione della commercializzazione illecita dei beni contraffatti. Alla base di queste azioni complesse vi deve essere un’armonizzazione tra le singole legislazioni nazionali ed europee, prevedendo efficienti sistemi di risoluzione delle controversie nonché efficaci misure sanzionatorie in caso di mancato rispetto delle norme di tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

L’Italia, più di tutti gli altri Stati, si è resa conto che per raggiungere un risultato così ambizioso occorre che vi sia alla base una conoscenza solida e basilare della disciplina. Infatti, è stata proposta in sede parlamentare [27] l’istituzione di una apposita Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, che si impegni a contrastare tali fenomeni mediante la raccolta di dati fondamentali e l’apprendimento della legislazione applicata nei Paesi membri dell’Unione Europea [28]. In questo modo, la conoscenza acquisita [29] verrà utilizzata per un triplice scopo: ammodernare la legislazione nazionale; rafforzare le istituzioni impegnate nella lotta alla contraffazione e, infine, soddisfare le aspettative nutrite dalla Commissione europea in proposito.

La violazione delle norme sul diritto d’autore avviene, inoltre, anche mediante un’altra attività: la riproduzione e la pubblicazione sulla rete internet di opere audiovisive, documenti, immagini ed altre opere protette senza aver previamente richiesto ed ottenuto l’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti sulle opere stesse. In sostanza, si tratta della cosiddetta pirateria digitale.

Analogamente alla contraffazione, anche la pirateria risulta danneggiare notevolmente il sistema economico nazionale [30]. Perciò per contrastare gli abusi derivati dalla diffusione digitale di opere dell’ingegno protette [31] sono state delineate due principali tipologie di azioni [32]: da una parte, attuare una coordinazione tra le istituzioni e le Forze dell’ordine, finalizzata alla repressione della pirateria; dall’altra, promuovere campagne di sensibilizzazione degli utenti, rendendoli edotti sul fenomeno della pirateria e delle conseguenze che ne derivano.
La particolarità di questa azione repressiva della pirateria non viene realizzata mediante una censura rigida del web [33], bensì con la realizzazione di specifiche piattaforme telematiche, in cui le opere dell’ingegno in esse pubblicate potranno essere fruite gratuitamente da parte degli utenti. I legittimi titolari dei diritti di tali opere riceveranno, da parte dei prestatori di servizi [34], un’adeguata remunerazione [35].

Un altro disegno di legge [36] prevede ulteriori misure di contrasto alla pirateria informatica: tra queste, figura il divieto di pubblicazione sul web di qualunque contenuto [37] in forma anonima [38] da parte degli utenti [39].
A tal fine, risulterebbe necessaria l’istituzione, presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom) [40] di un Comitato per la tutela della legalità nella rete internet [41]: ad esso sono attribuiti compiti funzionali ed ispettivi di particolare rilevanza, senza che l’assegnazione di tali poteri possa recare alcun pregiudizio alla magistratura ordinaria ed amministrativa.

Il file sharing ed il creative archive quali fattori di produzione dell’economia della conoscenza

ARGOMENTO: Licenze collettive estese e regolamentazione del file sharing
NUMERO DI PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE: 2

La rete telematica rappresenta, oggi, uno strumento prezioso che consente, tramite appositi programmi, la condivisione di documenti di qualunque natura (artistica, culturale, didattica) e formato (video, testuale o musicale) con tutta la comunità di utenti in tempi irrisori, se non immediati.

La società della conoscenza fonda le sue basi sulla opportunità di condivisione e di accesso ai contenuti con l’ausilio dei sistemi digitali, i quali non solo rendono reperibile suddetto materiale, ma ne consentono anche una sua conservazione.
Secondo la normativa vigente, soltanto chi distribuisce l’opera protetta [42] oppure chi, con tale distribuzione, consente a terzi un uso personale può incorrere in una responsabilità civile [43] e penale [44]. Infatti l’art.171-ter.2 lett. a-bis) l.d.a. recita: “E’ punito (…) chiunque in violazione dell’art. 16 [45], a fini di lucro, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, o parte di essa”.

Ragionando inversamente è consentita la copia privata non effettuata da terzi [46] e nel rispetto delle misure tecnologiche di protezione [47].
L’esempio italiano riflette, quindi, la rigidità e l’inadeguatezza del bilanciamento degli interessi in gioco: quello di garantire le utilità economiche e patrimoniali degli autori originali, nonché la relativa diffusione delle loro opere, favorendo la libera circolazione del sapere. In effetti, l’attuale scenario normativo non sembra contemperare in maniera corretta i predetti interessi, privilegiando il primo a scapito del secondo.

E’ indispensabile riequilibrare questi due aspetti mediante una corretta regolamentazione giuridica che permetta una partecipazione rilevante degli utenti della rete nella realizzazione di una cultura basata sulla condivisione.
In tal senso si colloca un disegno di legge [48] che propone di introdurre nuove forme di autorizzazione alla messa a disposizione del pubblico di archivi mediante reti digitali per fini esclusivamente personali e senza scopo di lucro. Il sistema, basato sul modello delle licenze collettive, si fonda sulla promozione di accordi tra le società di gestione collettiva maggiormente rappresentative degli aventi diritto e le associazioni portatrici degli interessi degli utilizzatori che definiscono le condizioni di uso delle opere, autorizzando lo scambio e la condivisone di contenuti digitali. Naturalmente, in caso di mancato rispetto delle condizioni previste dalla contrattazione collettiva (così come in caso dell’esercizio con finalità di lucro), si applicano le relative sanzioni penali.

La diffusione delle risorse intellettive è stata segnalata quale obiettivo anche in un’altra proposta di legge [49]. È stata prevista, infatti, la possibilità di mettere a disposizione del pubblico le opere (file audio-video, in particolare) presenti negli archivi di tutti gli enti pubblici che si prefiggono, quale scopo principale, la diffusione di informazioni presso il pubblico stesso. Un’attività di questo tenore è fondata su di un regime di autorizzazione negoziato con i titolari dei diritti d’autore. L’importante è che tutto ciò non avvenga per fini di lucro e che la fonte dell’ente pubblico (ad esempio la RAI, Radiotelevisione italiana s.p.a.) sia sempre citata all’interno dei filmati.


Le proposte di legge e le libere utilizzazioni

ARGOMENTO: Riforma del Titolo I, Capo I della legge sul diritto d’autore
NUMERO DI PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE: 2

1. La preservazione e la condivisione delle opere dell’ingegno nella rete digitale per accedere alla cultura e manifestare il proprio pensiero

Le utilizzazioni libere rappresentano delle eccezioni e limitazioni al diritto d’autore. La loro ratio è quella di compensare la protezione e la remunerazione degli autori originali con la diffusione e la promozione della cultura, in seguito all’utilizzazione di quella stessa opera protetta.

Sono considerate “libere utilizzazioni”, nell’ordinamento italiano, tutte quelle riproduzioni effettuate: per finalità di pubblica informazione [50]; durante procedure parlamentari, giudiziarie e amministrative [51]; per uso personale [52]; per prestiti eseguiti dalle biblioteche dello Stato e dagli enti pubblici [53]; per riassunti, citazioni e riproduzioni parziali [54]; da bande musicali e le fanfare [55]; da portatori di handicap [56]; su terminali situati in luoghi pubblici [57]; all’interno di istituti di pena e di cura [58].

Tuttavia, a fronte di una incapacità dell’attuale quadro normativo di rapportarsi costantemente con le continue evoluzione tecnologiche, sono state prospettate [59] alcune modifiche al Capo V della legge sul diritto d’autore.

Anzitutto, agli articoli 68 [60], 69 [61] e 71-ter [62] di suddetta legge: mediante tale modifica si consentirebbe la digitalizzazione di libri, materiale audiovisivo ed ogni altra tipologia di contenuti presenti nelle biblioteche ed in altri istituti analoghi. I sistemi informatici garantirebbero, quindi, non solo la conservazione eterna di tali contenuti, ma anche la loro facile e immediata messa a disposizione nei confronti di tutti gli utenti.

Inoltre, con le modifiche all’art. 70 [63] l.d.a. si vorrebbe, da una parte, favorire la diffusione di opere nella loro integrità per finalità di insegnamento attraverso la rete internet; dall’altra, tutelare giuridicamente le nuove forme di linguaggio abilitate dalla tecnologia: gli User Generated Content [64] (UGC). Per la realizzazione di tali contenuti, gli utenti dapprima recepiscono le varie forme di produzioni culturali e, in seguito, esprimono il loro spirito critico interagendo, manipolando e riutilizzando suddette produzioni. Così, gli autori di fan fiction [65], spoofs [66], Anime Music Video [67] e samples [68] imparano a riconoscere lo sforzo creativo degli autori originali [69], apportando un valore aggiuntivo alle proprie produzioni, con l’intento di condividerle con altri utenti [70]. Tuttavia, il quadro normativo oggi vigente rappresenta una forma di indiretta censura nei confronti di tali produzioni, limitando, di conseguenza, la libera espressione della creatività da parte degli utenti. Ed è proprio in virtù di tale situazione, sembrerebbe indispensabile, mediante una regolamentazione giuridica come quella prospettata in sede parlamentare, considerare una partecipazione rilevante degli utenti nella rete per la realizzazione di una cultura basata sulla condivisione. In questo modo, verrebbero tutelati diritti costituzionalmente protetti, quali il diritto alla cultura, alla ricerca scientifica ed alla manifestazione del pensiero [71].

2. La libera utilizzazione delle opere protette per finalità di cronaca: anche a scopo di lucro?

Il Parlamento ha riservato un particolare interesse nei confronti dell’editoria, sia nel formato cartaceo che in quello digitale: ha espresso, infatti, una notevole preoccupazione in relazione ad un utilizzo indebito di materiali informativi, prelevati pedissequamente da quotidiani, riviste e siti internet specializzati, con la finalità di venderli a terzi. L’operazione viene così effettuata in spregio all’art.65.1 l.d.a. [72], che permette l’utilizzo di materiali o lavori protetti [73] per l’esercizio del diritto di cronaca, dovendo, quale unica condizione, essere indicati la fonte ed il nome dell’autore delle opere protette utilizzate, salvo impossibilità.

Al fine di contrastare questo fenomeno di riproduzione illecita, un disegno di legge [74] mira ad introdurre un principio secondo il quale coloro che avranno intenzione di utilizzare, con finalità di lucro, articoli di riviste e giornali, sono “tenuti a stipulare [75] appositi accordi con le associazioni maggiormente rappresentativi degli editori da cui i suddetti articoli sono tratti, al fine di regolamentare i connessi diritti di utilizzazione economica”, nonché di stabilire le modalità e la misura di riscossione della remunerazione dovuta.

A fronte delle difformità interpretative sull’art.65 l.d.a., la norma proposta ha intenzione di rendere specifica l’eccezione al diritto d’autore per finalità di informazione, rendendo concreto il contemperamento della tutela degli interessi economici degli aventi diritto sulle opere editoriali e, soprattutto, la circolazione del sapere.

Opere in cerca di diritto d’autore. I fumetti ed i format. Il divieto di commercializzare opere tratte da efferati delitti.

ARGOMENTO: Regolamentazione delle opere dell’ingegno
NUMERO DI PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE: 4

Un merito che può essere attribuito ai rappresentanti del Parlamento è quello di qualificare e valorizzare quelle opere dell’ingegno che si traducono in strumenti di espressione artistica e di comunicazione.

Tra queste, un riconoscimento particolare è spettato alle opere a fumetti. Nello specifico, è stata depositata una proposta di legge [76], avente la finalità di considerare espressamente il fumetto tra le opere dell’ingegno elencate dall’articolo 2 della legge sul diritto d’autore [77]. In questo modo, non solo verrebbe finalmente valorizzato il fumetto italiano nella sua essenza artistica, ma verrebbero altresì riconosciuti e tutelati i diritti, sia sotto il profilo patrimoniale [78] che morale [79], spettanti agli autori [80] (letterari [81] oppure grafici [82]), dei coautori e di tutti i collaboratori delle succitate opere a fumetti.

Analogamente privo di tutela giuridica risulta il format, inteso come modello per la strutturazione di uno spettacolo di intrattenimento [83] che, proprio in virtù delle sue caratteristiche, può essere venduto e replicato anche in altri paesi del mondo.
L’assenza di una protezione giuridica della suddetta opera dell’ingegno è derivata soprattutto da una sua imprecisa qualificazione da parte della dottrina e della giurisprudenza [84].

A fronte, dunque, di una lacuna di tale spessore, una proposta di legge [85] si è posta l’obiettivo di fornire un’adeguata tutela giuridica al format quale opera d’ingegno [86], nonché di concedere garanzie economiche-giuridiche ai loro autori e ideatori dei progetti audiovisivi [87].
Riflettendo in maniera critica sulle proposte di legge presentate, se da un lato è possibile apprezzare l’interesse nutrito dal Parlamento sulle opere dell’ingegno di recente produzione e sviluppo, dall’altro risulta essere inconcepibile una loro specifica e dettagliata regolamentazione. La legge sul diritto d’autore è in proposito abbastanza chiara, rispettando i canoni di generalità ed astrattezza della legge. Infatti, “sono protette ai sensi di questa legge [88] le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione” [89].

Ragionando in maniera diametralmente opposta rispetto alle proposte di legge appena riportate, se ne colloca un’altra [90] che, invece, intende vietare la commercializzazione di opere dell’ingegno [91] create dagli autori di gravi delitti ovvero, tramite le medesime attività pubblicitarie, lo sfruttamento di immagini dell’imputato o del condannato per efferati delitti [92].
La ratio del provvedimento risulta, a questo punto, evidente: evitare che i delitti commessi dai relativi autori (imputati o condannati) possano essere utilizzati da quest’ultimi per trarre un profitto o un qualunque beneficio di natura economica mediante opere dell’ingegno che siano riferibili, anche indirettamente, al reato stesso. La notorietà che ne deriverà da quest’attività potrebbe ingenerare, infatti, un pericolo di emulazione dai possibili acquirenti di tali prodotti [93].

All’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom) è stato attribuito il compito di vigilare sull’osservanza del divieto imposto dalla proposta di legge. In caso di trasgressione, infatti, l’AgCom, anche su impulso di privati, delibera l’irrogazione di una sanzione amministrativa [94] a carico dell’imputato o indagato e del soggetto responsabile della diffusione delle attività editoriali.

La pena accessoria della pubblicazione della sentenza su di un quotidiano: è ancora necessaria?

ARGOMENTO: Riforma del Titolo III, Capo III, Sezione II della legge sul diritto d’autore NUMERO DI PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE: 1

L’articolo 171-ter.4 lettera b) prevede quale pena accessoria per i reati di duplicazione, importazione, vendita, detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale e concessione in locazione di programmi per elaboratore contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE al fine di trarne profitto, la pubblicazione della sentenza di condanna in uno o più quotidiani, di cui almeno uno a diffusione nazionale e in uno o più periodici specializzati per le violazioni delle norme in materia di tutela del diritto di autore. Tuttavia, a fronte delle ingenti spese da parte del Ministero della Giustizia derivanti dalla procedura di irrogazione di sentenza di condanna a carico di cittadini extracomunitari indigenti ed irreperibili (specificamente, si tratta di venditori ambulanti di DVD, audio o videocassette), con conseguente irrecuperabilità delle somme erogate in proposito, è stata formulata l’ipotesi [95] di rimettere alla valutazione discrezionale del giudice di merito l’afflizione di tale pena accessoria.

Il disegno di legge ha dunque sollevato una problematica di notevole importanza nel settore processualpenalistico: il costo della giustizia. Limitando notevolmente l’irrogazione della pena accessoria della pubblicazione ai soli casi di rilevante violazione della normativa in materia, come prospettato dall’unica proposta di legge presentata in materia, vi sarebbe un risparmio di circa 15.000.000 euro. Si tratta, così, di una cifra ragguardevole, che potrà essere investita in altri settori di competenza del Ministero della Giustizia.

Conclusioni
In questo documento abbiamo evidenziato le criticità dell’operato dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni circa un nuovo regolamento sul diritto d’autore.

Abbiamo evidenziato come si tratta di un problema ampio che impone la necessità di ripensare il funzionamento dell’Autorità nel caso in cui tocchi interessi e diritti fondamentali.

Abbiamo sottolineato come sia necessario un maggior coinvolgimento della società civile, ad esempio con l’introduzione di maggiore trasparenza nel suo funzionamento.
In definitiva un rinnovato rapporto con il Parlamento risulta essere lo strumento da privilegiare. In particolare emerge con chiarezza la richiesta di rinviare l’introduzione di nuove regolamentazioni fino ad una riforma complessiva del diritto d’autore prefigurata dalle proposte di legge presentate nell’attuale legislatura.

Note

[1] Delibera 668/2010 – “Consultazione pubblica su lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”
[2] E’ un’autorità amministrativa indipendente ed autonoma la quale si pone, tra gli obiettivi, di assicurare una corretta competizione degli operatori sul mercato (mediante, ad esempio: l’applicazione delle normative sull’antitrust nelle comunicazioni oppure la tutela del diritto d’autore nel settore audiovisivo ed informatico) e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini (risolvendo controversie tra operatori ed utenti ovvero controllando la qualità e le modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, come la pubblicità).
[3] http://vimeo.com/24218524
[4] Marver H. Bernstein. Regulating Business by Independent Commission, Princeton University Press, Samuel P. Huntington. The Marasmus of the ICC: The Commission, the Railroads, and the Public Interest in The Yale Law Journal, vol. 61 (n. 4), aprile 1952. Pagg. 467-509. Jean-Jacques Laffont; Jean Tirole. The Politics of Government Decision Making: A Theory of Regulatory Capture in Quarterly Journal of EconoThe theory of economic regulationmics, MIT Press, vol. 106 (n. 4), novembre 1991. Pagg. 1089-1127. George J. Stigler. in Bell Journal of Economics and Management Science, vol. 2-1, primavera 1971. Pagg. 3-21.
[5] http://www.webnews.it/2011/05/12/lettera-aperta-allagcom-per-fare-chiarezza/
[6] “Interpellanza C.2/01022, 28/03/2011 concernente iniziative per la revisione della disciplina del diritto d’autore, con particolare riferimento al settore delle comunicazioni elettroniche” Roberto Cassinelli, PDL
[7] http://www.robertocassinelli.it/wp/wp-content/uploads/interpellanza-diritto-dautore-illustrazione.pdf
[8] Interrogazione a Risposta Scritta C.4/11416 del 28/03/2011 su “Aggiornamento delle norme sul diritto d’autore” di Marco Beltrandi (Radicali-PD)
[9] Interrogazione a Risposta Scritta C.4/11052 del 25/02/2011 su “Riforma della disciplina del diritto d’autore” di Leoluca ORLANDO (IdV)
[10] Mozione S.1/00375 del 23/02/2011 su “Riforma della disciplina del diritto d’autore” di Felice BELISARIO (IdV)
[11] La Società italiana autori ed editori, quale ente di diritto pubblico, amministra i diritti di sfruttamento economico sulle sulle opere dell’ingegno per conto ed in nome degli associati. Tra le sue funzioni meritano particolare attenzione: la concessione di licenze ed autorizzazioni per l’utilizzo economico di opere tutelate, per conto degli aventi diritto; la percezione dei cespiti ottenuti da dette licenze ed autorizzazione, nonché la loro distribuzione tra gli aventi diritto.
[12] Per “compensi” vengono intesi quali prelievi forzati o tributi previsti dalla legge che la SIAE è incaricata di riscuotere. In questa categoria è possibile ricomprendere le seguenti attività: la riscossione di compensi a favore degli autori o comunque degli aventi diritto (ad esempio, il diritto di reprografia ed il diritto di seguito) e la riscossione di compensi a favore dell’erario, enti locali o altri enti pubblici.
[13] C.3398: Modifica all’articolo 15 della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di esenzione dal pagamento dei diritti d’autore per le opere utilizzate nel corso di iniziative organizzate dagli enti per la promozione del turismo e nel caso di manifestazioni musicali destinate agli ultrasessantenni; Sardelli (Gruppo Misto).
[14] Sempre con il medesimo disegno di legge C.3398; Sardelli (Gruppo Misto).
[15] A titolo di esempio, si rammenta la tenuta del registro pubblico delle opere cinematografiche e del registro speciale per il software.
[16] “Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto, distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l’estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità”.
[17] “È punito, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque a fini di lucro:
d) detiene per la vendita o la distribuzione, pone in commercio, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico, trasmette a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, videocassette, musicassette, qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, od altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della presente legge, l’apposizione di contrassegno da parte della Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), privi del contrassegno medesimo o dotati di contrassegno contraffatto o alterato”.
[18] S.1312: Abolizione dell’obbligo di apposizione del contrassegno da parte della Società italiana degli autori ed editori (SIAE) e delle relative sanzioni; Belisario (Idv).
[19] “Verrebbero apportate, sulla Legge sul Diritto d’Autore,le seguenti modificazioni:
        a) gli articoli 171-septies e 181-bis sono abrogati;
        b) all’articolo 171-bis:
            1) al comma 1, le parole: «contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE)» sono soppresse;
            2) al comma 2, le parole: «su supporti non contrassegnati SIAE», sono soppresse;
        c) all’articolo 171-ter, comma 1, la lettera d) è abrogata;
        d) all’articolo 171-sexies, comma 2, le parole: «ovvero non provvisti di contrassegno SIAE, ove richiesto, o provvisti di contrassegno SIAE contraffatto o alterato, o destinato a opera diversa», sono soppresse”.
[20] Rubricato “Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore”.
[21] Il monopolio legale è esteso, sempre in virtù della legge sul diritto d’autore, anche all’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (IMAIE), che concentra le medesime attività svolte dalla SIAE nello specifico settore dell’interpretazione artistica.
[22] La SIAE non corrisponde in maniera del tutto efficace le istanze degli autori i quali vorrebbero diffondere le proprie opere mediante modalità differenti rispetto a quelle tradizionali e più aderenti al contesto tecnologico del mercato (ad esempio, le licenze libere)
[23]L’utilizzo del contrassegno SIAE risulta essere in proposito abbastanza emblematico.
[24]C.185: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, per l’apertura del mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore e dei diritti connessi; Beltrandi (PD) S.1757: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, per l’apertura del mercato dell’intermediazione dei diritti d’autore e dei diritti connessi; Perduca (PD); C.4103: Modifiche agli articoli 180 e 180-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, nonché delega al Governo in materia di parità di condizioni tra i soggetti che esercitano l’attività di intermediazione dei diritti d’autore; Carlucci (Pdl).
[25]Quindi dell’art.180 l.d.a.
[26] Previsto, dettagliatamente, nell’art. 182-bis l.d.a.
[27]C.2653: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale; Lulli (Pd).
[28] La Commissione (composta da venti senatori e da venti deputati, nominati, rispettivamente, dal Presidente del senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati) ha il compito di “accertare i risultati raggiunti e i limiti istituzionali, tecnologici e normativi attribuibili al livello nazionale che hanno reso inadeguate le azioni delle istituzioni”.
[29] Tra queste possono essere annoverate: la percentuale di merci contraffatte e piratate vendute sul territorio nazionale o in altri Paesi, suddivise per settori produttivi; le risorse effettivamente impegnate per rafforzare il sistema di contrasto a partire da quello doganale; le eventuali omissioni nell’esercizio di poteri di prevenzione, di controllo e sanzionatori che l’ordinamento prevede; le buone prassi e la normativa applicata in altri Paesi membri dell’Unione europea; l’interazione tra i diritti di proprietà intellettuale e le norme vigenti in materia di promozione dell’innovazione.
[30] Basti pensare ai danni cagionati alle diverse imprese del settore dell’editoria, della discografia e del cinema.
[31]Contemperando, ovviamente, le libertà individuali con l’interesse pubblico e le esigenze del paese.
[32] Contenute nel disegno di legge C.2188: Disposizioni concernenti la diffusione telematica delle opere dell’ingegno e delega al Governo per la disciplina dell’istituzione di piattaforme telematiche nazionali; Barbareschi (Gruppo Misto).
[33] Così come previsto dalla normativa vigente.
[34] Quali, ad esempio, gli internet service provider e le società di telecomunicazioni.
[35]Attraverso introiti pubblicitari e di sponsorizzazione
[36] C.2195: Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; Carlucci (Pdl).
[37] Informatico, audiovisivo e testuale.
[38] L’anonimato consente all’utente di poter compiere facilmente reati contro la persona, tra cui il ricatto e la diffamazione.
[39] Il divieto, nonché le eventuali sanzioni di natura civile e penale irrogate in seguito all’eventuale violazione di tale divieto, si estendono anche a coloro che rendano possibili i comportamenti vietati dagli utenti.
[40] E’ un’autorità indipendente ed autonoma la quale si pone, tra gli obiettivi, di assicurare una corretta competizione degli operatori sul mercato (mediante, ad esempio: l’applicazione delle normative sull’antitrust nelle comunicazioni oppure la tutela del diritto d’autore nel settore audiovisivo ed informatico) e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini (risolvendo controversie tra operatori ed utenti ovvero controllando la qualità e le modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, come la pubblicità).
[41]E’ composto complessivamente da nove membri: “tre membri designati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; tre magistrati designati rispettivamente dal Consiglio superiore della magistratura e dal Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa; tre esperti nelle materie attinenti alla rete internet designati rispettivamente dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) e dalle associazioni dei datori di lavoro del settore industriale più rappresentative a livello nazionale. Essi rimarranno in carica per tre anni. Il presidente del Comitato sarà scelto tra i suoi membri dal Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.
[42] Definiti anche uploader.
[43] Di carattere risarcitorio.
[44]Con una sanzione pecuniaria di 154 euro e con le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.
[45] Che a sua volta prevede che “il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radiodiffusione, la televisione ed altri mezzi analoghi, e comprende la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo, nonché quella codificata con condizioni di accesso particolari; comprende altresì la messa disposizione del pubblico dell’opera in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente”.
[46]“La riproduzione di cui al comma 1 non può essere effettuata da terzi. La prestazione di servizi finalizzata a consentire la riproduzione di fonogrammi e videogrammi da parte di persona fisica per uso personale costituisce attività di riproduzione soggetta alle disposizioni di cui agli articoli 13, 72, 78-bis, 79 e 80″ (art. 71-sexies.2 l.d.a.).
[47]“I titolari di diritti d’autore e di diritti connessi nonché del diritto di cui all’art. 102-bis, comma 3, possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti.
Le misure tecnologiche di protezione sono considerate efficaci nel caso in cui l’uso dell’opera o del materiale protetto sia controllato dai titolari tramite l’applicazione di un dispositivo di accesso o dì un procedimento di protezione, quale la cifratura, la distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera o del materiale protetto, ovvero sia limitato mediante un meccanismo di controllo delle copie che realizzi l’obiettivo di protezione.
Resta salva l’applicazione delle disposizioni relative ai programmi per elaboratore di cui al capo IV sezione VI del titolo I” (art. 102-quater l.d.a.).
[48] C.187: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di comunicazione di opere al pubblico da parte di persone fisiche che scambiano archivi attraverso reti digitali per fini personali e senza scopo di lucro, nonché di riproduzione privata dei fonogrammi e videogrammi dalle medesime messi a disposizione del pubblico; Beltrandi (Pd).
[49] C.186: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di archivi audiovisivi degli enti pubblici e di riproduzione privata dei fonogrammi e videogrammi dai medesimi messi a disposizione del pubblico; Beltrandi (Pd).
[50] Oltre che articoli di attualità (articolo 65 l.d.a.), possono essere riprodotti, sempre per fini di cronaca, discorsi e conferenze aperti al pubblico (articolo 66 l.d.a.).
[51] In questi casi è permessa la riproduzione di opere protette per fini di pubblica sicurezza, con l’unica condizione di riportare la fonte di provenienza (articolo 67 l.d.a.).
[52] L’uso personale è limitato alle sole opere cartacee, escludendo le opere delle arti figurative e le opere musicali (in questo caso è possibile riprodurre soltanto il testo). Le riproduzioni non possono essere fatte per scopi di lucro (diretti o indiretti).
E’ libera la fotocopia di opere disponibili presso biblioteche, scuole, musei e negli archivi pubblici se effettuata per i servizi di tali luoghi pubblici e senza scopi commerciali (diretti e indiretti).
E’ possibile riprodurre un lavoro protetto (eccetto gli spartiti) tramite xerocopia o sistemi analoghi, limitatamente al 15% delle pagine dell’opera (escluse le pubblicità). Questa regola non si applica alle opere caratterizzate dalla loro irreperibilità sul mercato (articolo 68 l.d.a.).
[53] Il prestito effettuato per finalità culturali può avere ad oggetto materiali cartacei, fonogrammi o videogrammi contenenti opere cinematografiche audiovisive, decorsi diciotto mesi dalla loro distribuzione o ventiquattro dalla loro realizzazione, senza versare alcun compenso all’avente diritto (articolo 69 l.d.a.).
[54] Per fini di critica, discussione, insegnamento o ricerca (articolo 70 l.d.a.).
[55] L’esecuzione di opere musicali non deve avvenire per scopi commerciali. Inoltre, non deve essere corrisposto alcun compenso agli autori originali (articolo 71 l.d.a.).
[56] Sono permesse loro utilizzazioni di materiali protetti per uso personale e non commerciale, purché siano direttamente connesse all’handicap. Le categorie dei portatori di handicap sono individuate con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali insieme al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previo accordo con il Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore (articolo 71-bis l.d.a.).
[57]Aventi finalità di ricerca e di studio (articolo 71-ter l.d.a.).
[58]Le riproduzioni audiovisive sono effettuate con l’unica condizione che ciò avvenga soltanto internamente a suddetti istituti e che sia versato un equo compenso agli autori originali (articolo 71-quarter l.d.a.).
[59] C.2525: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di libere utilizzazioni dei contenuti protetti da diritto d’autore; Cassinelli (Pdl).
[60] “All’articolo 68 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
          a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
      «2. È libera la riproduzione, con qualsiasi mezzo, di opere esistenti nelle biblioteche accessibili al pubblico, negli istituti di istruzione, nei musei pubblici o negli archivi pubblici, nelle discoteche e cineteche dello Stato e degli enti pubblici, effettuata dai predetti organismi per i propri servizi, senza alcun vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto»;
          b) il comma 3 è sostituito dal seguente:
      «3. Fermo restando il divieto di riproduzione di spartiti e partiture musicali, la riproduzione per uso personale è consentita nei limiti del quindici per cento dell’opera complessiva o di ciascuna annata di periodico, escluse le inserzioni pubblicitarie»;
          c) al comma 4, le parole: «per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione» sono sostituite dalle seguenti: «idonei alla riproduzione di cui al comma 3»;
          d) il comma 5 è sostituito dal seguente:
      «5. Le riproduzioni per uso personale delle opere esistenti nelle biblioteche pubbliche, fatte con qualsiasi mezzo all’interno delle stesse, possono essere effettuate liberamente nei limiti stabiliti dal comma 3 del presente articolo con corresponsione di un compenso in forma forfetaria a favore degli aventi diritto di cui al comma 2 dell’articolo 181-ter, determinato ai sensi del secondo periodo del comma 1 del medesimo articolo 181-ter. Tale compenso è versato direttamente ogni anno dalle biblioteche o dagli enti dai quali le biblioteche dipendono. I limiti di cui al citato comma 3 non si applicano alle edizioni esaurite in commercio»”.
[61] “L’articolo 69 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:
      «Art. 69. 1. Il prestito eseguito dalle biblioteche pubblicamente accessibili e dalle discoteche e cineteche dello Stato e degli enti pubblici, avente ad oggetto esemplari di opere esistenti presso le istituzioni suddette, ovvero, nel caso di opere non fissate su un supporto materiale, la messa a disposizione per la consultazione non contemporanea da parte di singoli utenti individuati, inclusa quella nel luogo e nel momento scelti, per un tempo determinato, ai fini esclusivi di promozione culturale e di studio personale, non è soggetto ad autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto. Le opere cinematografiche o audiovisive o le sequenze di immagini in movimento, sonore o meno, possono essere prestate decorsi almeno diciotto mesi dal primo atto di esercizio del diritto di distribuzione ovvero, non essendo stato esercitato il diritto di distribuzione, decorsi almeno ventiquattro mesi dalla realizzazione delle opere e delle sequenze di immagini. Tale limite non si applica nel caso di allegati a opere a stampa.
      2. Per i prestiti effettuati dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, fatta eccezione per quelli eseguiti dalle biblioteche universitarie e dalle biblioteche di istituti e scuole di ogni ordine e grado, è dovuto un equo compenso; a tal fine è istituito, a carico del bilancio dello Stato, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, il Fondo per il diritto di prestito pubblico. I criteri per la ripartizione di tale Fondo da parte della SIAE tra gli aventi diritto e per la determinazione della provvigione spettante alla stessa società per l’opera di ripartizione, da prelevare a valere sulle risorse del Fondo medesimo, sono stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentite le associazioni di categoria interessate.
      3. Per preservare l’opera o l’esemplare originale dal deterioramento, e comunque in caso di obsolescenza tecnologica del supporto originale, è consentito, agli istituti e nei modi di cui all’articolo 68, comma 2, il prestito o la messa a disposizione del pubblico di una riproduzione dell’opera o dell’esemplare, purché tale copia sia l’unica messa a disposizione degli utenti in sostituzione dell’esemplare originale»”.
[62] “L’articolo 71-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, è sostituito dal seguente:
      «Art. 71-ter. – 1. È libera la comunicazione o la messa a disposizione destinata a singoli individui, a scopo di ricerca o di attività privata di studio, su postazioni dedicate situate nei locali delle biblioteche e dei sistemi bibliotecari accessibili al pubblico, negli istituti di istruzione, nei musei e negli archivi, limitatamente alle opere o ad altri materiali contenuti nelle loro collezioni.
      2. Previo accordo con le associazioni delle categorie interessate, è libera la comunicazione o la messa a disposizione, in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di edizioni non più in commercio, effettuata da biblioteche accessibili al pubblico, istituti di istruzione, musei e archivi a scopo di ricerca o di attività privata di studio, decorso un termine non inferiore a cinque anni dalla data di pubblicazione».
[63] “All’articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
          a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
      «1. Sono libere la riproduzione e la comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di opere e di altri materiali protetti quando l’utilizzo abbia esclusivamente finalità illustrativa per uso didattico o di ricerca scientifica, di critica e di discussione e a condizione che, salvo in caso di impossibilità, si indichi la fonte, compreso il nome dell’autore. In ogni caso sono liberi il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera. Il riassunto, la citazione o la riproduzione devono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratta di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta»;
          b) il comma 1-bis è abrogato;
          c) il comma 3 è sostituito dai seguenti:
      «3. Sono libere la riproduzione e la comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di opere di architettura o di scultura realizzate per essere collocate stabilmente in luoghi pubblici.
      3-bis. Sono altresì libere la riproduzione e la comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di opere o di altri materiali protetti nel caso di loro inclusione occasionale in opere o in materiali di altro tipo»”.
[64]Definito dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) come “un contenuto messo a disposizione del pubblico su internet che riflette un certo grado di sforzo creativo e che viene creato al di fuori di routine e pratiche professionali”.
[65] Racconti fittizi legati a vicende tratte da videogame, film o cartoni animati.
[66] Particolare forma di parodia in cui si osservano programmi televisivi, libri o film in chiave umoristica.
[67]Filmati amatoriali realizzati dalla combinazione di video tratti da anime (cartoni animati giapponesi) e brani musicali.
[68] Rielaborazione di una registrazione audio.
[69] Con gli UGC è ormai svanita la distinzione tra i consumatori dei contenuti ed i loro creatori.
[70] E’ su questa considerazione che poggia la sharing economy, fondata sulla condivisione dei materiali pubblicati dagli utenti.
[71]Emblematica, sotto questo profilo, risulterebbe la proposta di inserire, nella Legge sul diritto d’autore, l’articolo 71-undecies, che reciterebbe: “Le libere utilizzazioni di cui al presente capo non possono essere impedite per contratto né attraverso l’apposizione all’opera di misure tecnologiche di protezione di cui all’articolo 102-quater”.
[72] “Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato”.
[73] Articoli, notizie e informazioni tratte da riviste o giornali.
[74] S.2297: Modifica alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di tutela della proprietà intellettuale dell’opera editoriale; Butti (Pdl).
[75] Direttamente o tramite le proprie associazioni di rappresentanza.
[76] C.2427: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di riconoscimento del diritto d’autore relativamente alle opere a fumetti; Porta (PD).
[77] L’art. 2 l.d.a recita, infatti: “In particolare sono comprese nella protezione:
1) le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale;
2) le opere e le composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico-musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale;
3) le opere coreografiche e pantomimiche, delle quali sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti;
4) le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari, compresa la scenografia;
5) i disegni e le opere dell’architettura;
6) le opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II;
7) le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II;
8) i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso.
9) le banche di dati di cui al secondo comma dell’articolo 1, intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo. La tutela delle banche di dati non si estende al loro contenuto e lascia impregiudicati diritti esistenti su tale contenuto.
10) Le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico”.

[78] L’esercizio dei diritti di utilizzazione economica dei fumetti, articolati nella attività di pubblicazione (sul territorio nazionale e all’estero), vendita, ristampa, riedizioni o qualsiasi altro sfruttamento commerciale spetta in parti uguali all’autore oppure ai coautori.
[79] Le tavole originali, così come i personaggi e tutti gli elementi in essi rappresentati, sono di proprietà degli autori.
[80] Intesi, secondo la proposta di legge, quali “scrittore e il disegnatore ideatori e iniziatori della serie stessa”.
[81] Categoria di autori i quali descrivono, in maniera dettagliata, il soggetto, la sceneggiatura, i personaggi e la trama del fumetto.
[82] Specifica tipologia di autori i quali traducono visivamente quanto indicato dall’autore letterario. Generalmente, entrambe le qualità di letterario e di grafico sono riunite nel medesimo autore.
[83]Ad esempio, i reality ed i talk show.
[84]Attualmente, infatti, il format viene considerato dalla giurisprudenza come “un generico schema ideativo, privo di compiuta elaborazione e atto a fornire lo svolgimento di base relativo a un programma televisivo o teatrale”.
[85] C.1575: Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di protezione del diritto d’autore concernente le produzioni audiovisive; Carlucci (Pdl).
[86] La proposta di legge vorrebbe, infatti, inserire all’art.2 l. 633/1941, che indica le opere protette dalla legge sul diritto d’autore, il numero che segue: “10-bis) i format che costituiscono opere dell’ingegno, a condizione che non si tratti di progetti già protetti ai sensi del capo I-quater del titolo II”.
[87]Possono opporsi a qualunque riproduzione o trasposizione non consentita dal progetto di produzione audiovisiva. Inoltre, i diritti sui progetti avranno una durata complessiva di 20 anni solari decorrenti dal deposito dello stesso presso un registro speciale tenuto dalla SIAE.
[88]Ci si riferisce alla legge sul diritto d’autore.
[89] Art. 1.1 l.d.a.
[90] C.157: Divieto, a carico degli autori di efferati delitti, di trarre beneficio economico da opere ispirate ai loro crimini e di utilizzare il loro nome o le loro immagini a fini pubblicitari; Foti (Pdl).
[91] Mediante la diffusione di libri, opere cinematografiche o teatrali ovvero con qualsiasi altra espressione che, si ispiri all’atto criminale.
[92] Dunque, risulterebbero essere vietate le seguenti attività: sponsorizzazione; pubblicità; spot pubblicitari; televendita; telepromozione ed autopromozione.
[93] Naturalmente, si intenderà tutelare, inoltre, la dignità e il dolore delle famiglie delle persone offese da tali reati ignobili.
[94] Ossia la confisca delle somme a qualsiasi titolo percepite mediante le attività vietate dalla proposta di legge ovvero il pagamento di una somma pari al triplo delle somme percepite mediante tale.
[95] C.1506: “Modifiche all’articolo 171-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, concernenti le pene accessorie per la violazione di talune norme a tutela del diritto d’autore”; Laboccetta (Pdl).

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